martedì 28 agosto 2012

Capitolo 20 (di Matteo Poropat)




Palazzo Manyal
Il Cairo
22 Aprile 2013
12:35 AM

La sala grande del palazzo era gremita di ospiti, tanto da sembrare un formicaio sul punto di esplodere. Donne ingioiellate e inguainate in costosissimi abiti si muovevano lente e compassate attorno a uomini di potere. Di ogni tipo di potere. Ambasciatori e industriali stranieri combattevano le prime sorridenti schermaglie, per una guerra che avrebbe risuonato per tutta la durata dell'evento, e che avrebbe portato grandi affari a qualcuno, e perdite letali ad altri. Wael Ghaly tentava di tenersi in disparte da tutto ciò, per quanto i suoi due metri e mezzo e la stazza possente gli consentissero. Salutava e sorrideva quanto bastava, scivolando tra i suoi ospiti come un animale da caccia. 
Indossava il completo nero d'ordinanza, che come sempre gli riusciva di trovare meno comodo dell'armatura policarbonica e falsamente antica con la quale guidava il suo personale esercito nell'ormai troppo lunga guerriglia contro le tribù insurrezionaliste del sud. E stringeva nella destra il lungo bastone istoriato, nero e coronato da una testa d'ibis lavorata in argento, al quale si appoggiava di tanto in tanto, le mani giunte, lo sguardo assorto. 
Wael si specchiò in una delle enormi colonne dorate che circondavano la sala. C'era movimento alle sue spalle, oltre il mare di noiosi invitati dei quali poteva percepire ogni singola emozione. All'altro capo della sala due dei canopi discutevano con qualcuno al telefono, seguendo le sue direttive mentali. Si concentrò, sintonizzandosi più a fondo sui pensieri di quelle appendici antropomorfe del suo essere. Notizie da Admiral City. La crisi incombe. Mezzanotte.
Il momento di intervenire, pensò, era finalmente giunto.
Si riscosse dal contatto, ordinando a tutti i canopi di raggiungerlo e dirigendosi a lunghi passi verso un corridoio laterale. Attraverso il vociare, intervallato dal ticchettio del bastone sul pavimento di pietra, percepì il diffondersi della malcelata preoccupazione diffusa dalle sue guardie del corpo, che fendevano la folla per seguirlo.
Strinse mani e annuì affabile. Si fece scivolare addosso viscidi sogni di potere, elargiti da chi cercava un qualsiasi modo per entrare nelle grazie dell'uomo più potente d'Egitto. Se mai avevano saputo, pensò Wael, che lui era stato un umile operaio, ora vedevano solamente il super uomo che usavano chiamare il Grande Toth. 
Il corridoio svoltò e svoltò ancora, in una selva di archi e porte che spesso conducevano a stanze vuote. Un piccolo labirinto cosparso di sensori invisibili, tana di droni da difesa mimetizzati in statue di roccia consumata, repliche perfette di reperti dell'antico Egitto. Giunto di fronte a un'enorme arazzo raffigurante un falco, che tra gli artigli stringeva il mondo, recitò la sequenza di frasi d'accesso. L'arazzo rivelò la sua natura di ologramma, svanendo per rivelare un pannello di luminoso. Eseguì il controllo biometrico, lasciando che il laser azzurro analizzasse la traccia genetica della sua mano. A quel punto il muro intero prese a muoversi, rientrando rapidamente su un lato. Davanti a Wael una ripida sequenza di gradini scendeva nelle tenebre. 
Scese rapidamente, svoltando a destra lungo un nuovo corridoio, illuminato dalla luce acida di neon azzurrognoli. La vista delle mura sbrecciate e degli archi che conducevano alle vecchie celle gli strappò un grugnito, ma tornò a concentrarsi su quanto c'era di più urgente. Alle sue spalle percepì i passi concitati dei due canopi che lo stavano raggiungendo, poi il ronzio che confermava la chiusura del passaggio segreto. 
Attraverso le menti dei suoi uomini era entrato a conoscenza delle notizie da Admiral City, dove alcuni dei suoi uomini erano da tempo insediati, anch'essi mimetizzati, parte del substrato politico e militare. 
Aveva preso una decisione sul piano da seguire. Un accordo con lo START in quella situazione poteva rivelarsi oltremodo vantaggioso, la carta da giocare per un accesso al gruppo di Super più potente del pianeta. Risorse di cui lui aveva bisogno, scienziati che conoscevano la teleforce. Una maggior comprensione su ciò che lui era diventato, un maggior potere.

I due uomini giunti con lui alla fine del corridoio lo osservavano. Identici nei lineamenti, silenziosi energumeni con occhiali da sole e auricolare, ideati per nascondere le interazioni telepatiche che lui possedeva con le altre parti di sé. Marionette alle quali poteva donare una sorta di falsa intelligenza, un'indipendenza mentale che le rendeva parzialmente autonome. 
Si trovavano davanti un'enorme porta, rotonda e metallica, stratificata e imponente, costellata di bulloni grossi come teste pugni. Un'unica finestrella, rotonda anch'essa, era stata ricavata al centro. Un occhio impietoso sul suo passato.
Wael vi si accostò. 
Per qualche secondo tutto rimase immobile, il respiro dei tre uomini era l'unico suono in quell'ambiente dominato dalla penombra esangue regalata dai neon.
Poi iniziarono le urla.
Ridotta a un sacco d'ossa, biancastra e strisciante ma ancora capace di scagliarsi contro di lui quando riusciva a percepirne la presenza, sua moglie lo salutò con la sequela di insulti ormai diventata consuetudine. Almeno da quando era stata contaminata nell'incidente alla centrale. Da quando, anni dopo, lui aveva scoperto la fame nata nel ventre mutato di Isabelle, le scappatelle notturne, le fughe verso i resti della centrale, per leccare via da calcestruzzo e metallo i più vaghi residui di teleforce. Era poi arrivato il giorno in cui l'aveva trovata riversa nel sangue di uno dei aiutanti, un Super, come li chiamavano nell'occidente, come lui mutato nell'esplosione della centrale, un ragazzo abbagliato dai sogni di potere di Wael che si era messo al suo servizio. Smembrato e sparpagliato per l'immensa camera da letto nuziale dove lei viveva segregata da mesi, lo aveva riconosciuto dai resti della mano artigliata con la quale aveva cercato di difendersi. Il povero Horus non era riuscito a trasformarsi, il suo potere divorato prima ancora della sua carne dalle capacità di Isabelle. Quando l'aveva trovata, dopo aver sfondato la porta, lei si stava nutrendo e rideva, gli occhi lucidi di follia animale, il sorriso di una bambina finalmente felice. 
Da allora l'antica prigione, riadattata dagli scienziati agli ordini di Wael, era diventata la sua perenne dimora. 
Non c'era voluto molto, alla mente frenetica dell'uomo, per capire che sarebbe potuta tornare utile, se opportunamente veicolata, quella fame. Il controllo mentale che poteva esercitare su di lei era aumentato col passare degli anni. Ed era arrivato il momento di vedere fino a che punto riusciva a sfruttarla.

Guardò i due che lo attendevano, silenziosi e immobili. Calcolò rapidamente che per i compiti da svolgere gliene sarebbero serviti di più, sicuramente uno di più. Premette gli occhi della testa d'ibis e il becco dell'uccello metallico si aprì, affilato. Tese le dita della mano sinistra davanti a sé. Premette le lame alla base del dito indice e con un'orribile scricchiolio premette un pulsante sulla testa d'argento, amputandosi il dito. 
La smorfia di dolore, accompagnata dal lento scorrere di gocce di sudore sulle tempie, si trasformò rapida nell'estasi della moltiplicazione. Il formicolio atteso e appagante che l'invadeva mentre le ossa crescevano, nervi e tendini si ricostruivano.
Il dito caduto a terra già sfrigolava, come carne all'inizio di una sugosa cottura. L'unghia iniziò a ingrandirsi e ramificarsi, il sangue dilagò in una pozzanghera estesa, che ribolliva di vita innaturale. 
Wael si concentrò per indirizzare quella crescita. I canopi, come lui li aveva chiamati ironicamente quando aveva scoperto, in maniera bizzarra e dolorosa in un incidente d'auto, il suo nuovo potere, tendevano a essere repliche esatte in ogni dettaglio. In generale non lo aveva mai permesso, se non quando gli serviva essere visto altrove. Ma soprattutto le rare volte in cui nutriva l'amata moglie, con quei surrogati di carne che irradiavano tracce di teleforce, preferiva scegliere forme diverse. 
Con un ghigno soddisfatto ammirò la creatura sanguinante venir lentamente ricoperta dall'epidermide rosata e fastidiosa che le regalava gli ultimi dettagli delle fattezze di Mitt Romney.

Premette un pulsante sulla parete, e le catene che cingevano gli arti di sua moglie si accorciarono, legandola senza pietà alla parete della cella. Quindi l'enorme porta fremette e si aprì come una bocca animata da una fame senza tempo. Con un comando mentale ordinò al suo burattino di carne di entrare, poi premette ancora il pulsante.
Si girò verso i due canopi in attesa. 
Di chi potevi fidarti in quel mondo, se non di te stesso, pensò.
Ordinò loro di predisporre il sistema di contenimento e trasporto per Isabelle, il suo vestito di kevlar che le impediva di entrare in contatto, almeno durante il viaggio, con qualsiasi fonte di teleforce che lei avrebbe potuto prosciugare. Dovevano quindi mettersi in contatto con il quartier generale dello START. Cercare Alex Ross. Voleva parlare direttamente con lui, predisporre un incontro urgente per discutere dei problemi legati a Mezzanotte e le necessità di assorbire ingenti quantità di teleforce. Gli avrebbe proposto qualcosa di molto americano, pensò, gustandosi i grugniti bestiali che annunciavano il pasto mensile della moglie. Uno scambio di coppia.
I due canopi annuirono, quindi si diressero verso il piano superiore.
Wael guardò il bastone, il becco dell'ibis che stillava sangue. 
Doveva partire per un lungo viaggio.
Ne avrebbe avuto ancora bisogno.
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24 commenti:

  1. *O*

    simpatici questi egiziani....

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  2. Ecco, il Grande Thot me l'ero quasi dimenticato. :D Ottima idea. E bel capitolo. ;)

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  3. Fantastico, davvero. L'idea di un divoratore di Teleforce era venuta anche a me- ma non in senso così letterale! :D Thot e la sua signora daranno vita a molti spunti interessanti, ne sono sicuro.
    Ottimo lavoro!

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  4. Magnifico, bellissima questa coppia :D
    Mi era passato per l'anticamera del cervello di Usare anche il Grande Thot, ma sono felicissimo di non averlo fatto ;)

    Ps: Lobo? ;)

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    1. Intendevo se ti fossi ispirato a Lobo per il potere del Grande Thot.
      E comunque, è fighissimo u.u

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  5. Ed ecco che arrivano gli egizi XD

    Ora tocca a me... riuscirà il nostro eroe a mettere ordine nella sua testolina e a rimettere la storia su un unico binario? Ai posteri... :)

    Qwerty.

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    1. Il binario è solo uno ormai, con questo spero di aver offerto una buona scelta per una posibile conclusione nello scontro.

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    2. Non era riferito al tuo capitolo, assolutamente. L'idea di un big che entri in gioco è più che buona.

      Ma io sono fermo a Mezzanotte, a Dave e Maxwell. Fino a che non risolvo questo cruccio non dormo. Poi cercherò di gettare delle basi e tirare un solco... sperando di non fare danni.

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  6. Thot è un personaggio interessante Matteo,hai fatto proprio un buon lavoro!

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  7. Bello spunto Matteo. Ecco che comincio ad aver paura per quando verrá il mio momento...meno male che manca ancora qualche settimana.

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  8. Quant'è figo il Grande Thoooooot!!!!!
    Non c'è che dire: scritto bene - mi sembra ci sia un'unica ripetizione - ed "esotico". Poi Al Cairo io ci sono moooolto affezionato.
    Grazie Matteo.
    Grazie Grande Thot.
    Ah, ma con i musulmani e i cristiani nel nuovo Egitto come facciamo? ;)

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  9. Spettacolare, bello bello bello. Mi piacciono sia lui e il suo potere che la moglie e la sua fame, in qualche modo - poi non so se hai pensato di dare anche a lei un nome da Super - mi ha ricordato Ammit, la divoratrice di anime. Anche se in questo caso Isabelle va pazza per un cocktail di Teleforce. Agitato, non mescolato.

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  10. Rispondo in velocità dal lavoro, intanto grazie a tutti, fa ovviamente piacere veder apprezzati i propri prsonaggi. Sulle piccole mancnze del capitolo, tralasciando il suobisogno di editing serio, non c'era proprio lo spazio per approfondire il tanto rimasto fuori. Lui, la moglie e i loro strani poteri.
    Comunque domani pubblicherò sul mio sito un piccolo making of ddl capitolo, per chi fosse interessato.

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  11. Bravo Matteo e tutti i commenti su chi pensava al Grande Thot fanno davvero pensare a una mente di gruppo. Mi ci unisco anche io, con un particolare da paura: avevo visualizzato il concetto alla base dei canopi e la mia versione fisica del personaggio era moooltooo simile.

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    1. Grazie Angelo! Si vede che son stato toccato da questa onda sincronica.
      Lunga vita al Grande Thoth!!!

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  12. A me è piaciuto.La storia è moolto ingarbugliata per me che non l'ho seguita con regolarità ma fa niente. E' un bel pezzo e l'Egitto è un classico che fa piacere ritrovare. Un po'Tin Tin, un po'vecchio Urania, perfetto per Due Minuti. Bravo!

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  13. Bravo Matteo, ecco l'arma definitiva per lo scontro finale con Mezzanotte?

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    1. Sono molto curioso di vedre se e come verrà usata sta povera donna! :)

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  14. Oh, che rabbia... mi ero già fatto tutto uno schema mentale per uno spin-off col grande Thot... e ora è tutto a ramengo! :-)
    Me ne faccio una ragione perchè il capitolo è ben scritto e interessante, e il Grande Thot dà davvero una bella impressione di "potere" e ambizione.
    complimenti.
    Ora, mi metto a ripensare da capo allo spin-off.
    Il Moro

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  15. Lol, io invece proprio non avevo pensato al Thot! Mi sa che sono fuori dalla mente collettiva, e proprio per questo ho apprezzato la svolta.

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  16. Grande Matteo! Ottimi personaggi e splendido stile!

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