mercoledì 12 marzo 2014

Super ucronici (2): Musashi Kensei, il cybersamurai



Seconda scheda dedicata al "what if?" dell'universo narrativo di 2MM.
Dopo aver trasformato uno dei quattro più noti e potenti Super americani in un criminale folle (vedi scheda #1), ci occupiamo oggi di Musashi Kensei, il misterioso samurai che abbiamo visto in azione soprattutto nella stagione 1 di Due Minuti a Mezzanotte.

Di lui si sa poco. Forse è un old timer - un Super nato da esperimenti precedenti alla fatidica data del 1973 - ma non è certo, né appurato.
La Teleforce lo ha dotato di riflessi sovraumani che, uniti alla sua abilità di spadaccino kendo, lo rendono un combattente quasi invincibile nel corpo a corpo. Inoltre è dotato di una katana che probabilmente è stata tratta a sua volta con della Teleforce, visto che è in grado di fendere metallo e moderne corazze.

Musashi è un battitore libero, ma combatte dalla parte dei "buoni" e non è certo un criminale o un malavitoso.
Ma in questa sua versione ucronica, il buon Kensei è qualcosa di diverso.

martedì 11 marzo 2014

Super ucronici (1): Uranium, radioattivo, non-morto e traslato



Se vi siete persi la puntata precedente, leggetevi questo articolo: 0MM-2MM Alternate Universes.
Leggetevi anche i commenti, che hanno dato il via a una preziosa, succulenta, interessante discussione.
Discussione che, tra l'altro, è ancora aperta, finché non decreterò il contrario.
Le buone idee sullo sviluppo di storie ucroniche riguardanti l'universo supereroistico di 2MM si accumulano. Alla fine credo che sceglierò quelle che paiono essere le migliori, e vedremo se e come svilupparle.
Con racconti brevi? Con una mini-round robin? Con tavole grafiche? In nessun modo pratico? 
Tutto è ancora da decidere. 

Io stesso sto cercando di immaginare delle versioni alternative dei Super più famosi di 2MM. Mi è di grande aiuto la mole immensa di materiale "tematico" reperibile su siti come Tumblr e Pinterest. Su quest'ultimo social (a proposito, mi trovate qui), ho per esempio scovato l'immagine che vedete qui sopra, a inizio post. Mi sembra perfetta per Uranium, l'uomo atomico del team START di 2MM. O meglio, per una sua versione ucronico/alternativa.

sabato 8 marzo 2014

What if di Due Minuti a Mezzanotte



Cosa rappresenta questa illustrazione? Una versione alternativa del Ghost Rider? Certo che sì. 
Il disegno è di Alexis Ziritt, ma a me serve soprattutto per presentarvi una nuova iniziativa legata al mondo di Due Minuti a Mezzanotte.
Da tempo non ci sentiamo, ma questo scenario condiviso ha continuato a dare sussulti di vita, perfino dopo la conclusione della stagione 2, Nativity, che sembra aver messo la parola fine su tutto.
Ora, invece, state per entrare nel mondo dei "What if?" supereroistici.
Per farlo fate un doppio salto carpiato e date un'occhiata al blog Plutonia Experiment, dove ho lanciato questa specie di sfida creativa
Se la cosa andrà in porto, la faccenda si sposterà da queste parti, nelle settimane a venire.

Ah già, quasi dimenticavo: bentornati ad Admiral City!

martedì 17 dicembre 2013

Due Minuti a Mezzanotte - Nativity: L'ebook completo e gratuito!



Visto che molti di voi lettori ci hanno chiesto una versione ebook della seconda stagione di Due Minuti a Mezzanotte (intitolata Nativity, o anche 2MM - Nativity), ve la regaliamo in occasione del Natale 2013. L'ebook è ora disponibile in duplice formato ePub/Mobi e in download gratuito.
Si tratta di un bella e corposa novel di 26 capitoli +1 (la mia introduzione, che equivale al capitolo zero), scritta da altrettanti autori.
2MM è e resta uno dei pochi progetti di scrittura collettiva a puntate realizzati in Italia, per di più di genere supereroistico, che qui da noi viene ritenuto un filone di nicchia, per soli intenditori.
E che noi abbiamo invece, almeno in parte, sdoganato.

Grazie all'impegno di Matteo Poropat e dei servizi offerti dal suo Ebook And Book, ora potete rileggere la storia comodamente, sui vostri eReader, senza spendere un centesimo.
L'unica cosa che vi chiediamo è di fare un po' di passaparola, in modo che chi ancora non conosce 2MM possa avvicinarsi a questo universo narrativo al 100% made in Italy e indipendente.

Torneranno mai gli eroi di 2MM? Chi può dirlo. Vi posso solo suggerire di fare qui, di tanto in tanto, e di tenere i radar accesi. Se ci sono novità le potrete leggere su questo blog e sul mio, Plutonia Experiment.
I supereroi non vanno mai in pensione: prima o poi c'è sempre un buon motivo per tornare a combattere.

Due Minuti a Mezzanotte - Nativity (ebook gratuito)




mercoledì 11 settembre 2013

Capitolo 26 - Stagione 2 (di Angelo Benuzzi)


23 Ottobre 2013
Monte Olimpo
Ore 10:31

Voci. Soltanto voci, dentro e fuori la sua testa.  Gaia, Rebel Yell, Kedives, le poche sillabe incoerenti dell'agonia di Grant. Persino il respiro affettato di Libby ha una voce per lei. Attraverso una lente azzurra di Teleforce sente tutto quello che accade all'interno della montagna.  Solo una lacrima segna il trapasso sereno di Bannon, un guerriero fedele vissuto molto oltre il suo tempo.
Mentre attorno a lei tutti discutono della fine del mondo, lei ascolta. 
Le lente vibrazioni di esseri in animazione sospesa, che una volta erano uomini e donne prima di mutare per la Teleforce. Le loro forme-pensiero, lente come il movimento dei ghiacciai, che confluiscono verso il loro mentore. E la SUA voce. Un brontolio magmatico al limite della sua percezione. La vuole con sé. La vuole ora. 

* * *

23 Ottobre 2013
Profondità del Monte Olimpo
Ore 10.31

E' stato facile. Ogni volta diventa più facile per lui. Il lento sorriso, i gesti cesellati nei decenni precedenti come Blackjack e familiari a tutti i super “buoni” del mondo. Anche Sibir si era fidata, aveva accettato la sua mano tesa, dopo che gli aveva visto disperdere il nuovo American Dream come un pugno di polvere. Come Uranium. Come quel pazzo di Ross. 
Appoggia con cura i resti dell'esoscheletro del suo ex comandante, giusto sotto il massiccio contenitore al centro della sala.  Livellamento quantico. Qualsiasi cosa volesse dire, le immagini che aveva preso dalla mente di Ross erano più che sufficienti per toglierli i dubbi sulla sua efficacia.
L'essere conosciuto come Blackjack era talmente saturo di potere da essere ai limiti dell'esistenza fisica, gli era necessario uno sforzo continuo per non trasformarsi in luce e calore.

* * *

23 Ottobre 2013
Profondità del Monte Olimpo, dentro la capsula
Ore 10.31

La creatura dentro la capsula percepisce l'universo come manifestazione di energia. Concetti come tempo o spazio-tempo non hanno significato, esistono solo le manifestazioni e le distorsioni delle forze che tengono insieme questo universo. Attorno a sé sente le manifestazioni ultime di questo angolo di continuum, due strutture talmente sature di potere da piegare l'intero piano della realtà. Sta chiamando a sé la prima, il secondo stenta a mantenere la percezione della propria esistenza. Un semplice pensiero disabilita il congegno lasciato dalla cosa-Blackjack, un altro inizia l'apertura della  capsula. Questo pianeta ha esaurito il suo compito.

* * *

23 Ottobre 2013
Monte Olimpo
Ore 10:32

Rebel Yell ricarica con calma una delle sue pistole, uno dei tanti rituali che contribuiscono a mantenere la sua sanità mentale in momenti difficili. La follia di Gaia è tale da togliergli il respiro. Pur avendo visto il futuro, i possibili futuri, ha voluto fare tutto questo. Quanti morti? Migliaia? Milioni? Quanti ancora prima della fine di quella maledetta giornata? 
Lo stesso orrore è nell'espressione di Libby. Ha ascoltato ogni parola di Gaia e per la prima volta nella sua vita non sa più cosa fare. La sua stessa vita le pare inutile, vuota.  Che senso ha avuto battersi, soffrire, vivere come ha fatto?
Un rumore. Secco. Improvviso.
All'ingresso della sala è apparsa una figura dai contorni incerti, sembra irradiare potere ad ogni passo. A un livello profondo, totalmente istintivo, sia Rebel Yell che Lady Liberty percepiscono la minaccia. E reagiscono.
Quattro pallottole calibro .45” sono già in viaggio quando Libby scatta verso il nuovo venuto.
Poi tutto finisce.
Una solida parete ha preso il posto dell'ingresso.
Le quattro ogive sono sospese in aria, a pochi centimetri da essa.
Lady Liberty è svanita.

* * *

23 Ottobre 2013
Salonicco – Residenza privata
Ore 10:32

Gaia fissa il monitor del computer, la mente cristallizzata nei pensieri vissuti e rivissuti innumerevoli volte negli anni passati. Vorrebbe dire qualcosa, congedarsi dall'esistenza con un ultima battuta. Valerie la guarda attraverso la lente della telecamera.
La borsa di coccodrillo cade sul tappeto.

* * *

23 Ottobre 2013
Monte Olimpo
Ore 10:32

Rebel Yell è ancora in posizione di fuoco, lenti riccioli di fumo azzurrino che escono dai fori di volata. Per la prima volta in tutta la sua vita sente il vuoto allo stomaco che preannuncia il panico.
Lentamente abbassa le braccia e si gira. 
Nella stanza ci sono solo lui e Valerie. 
Tutto il resto è svanito.
«E ora che succede ragazzina? A chi tocca?»
Lei lo guarda, è talmente disperata da toccare il cuore di una statua.
«Reb, io ricordo cosa è successo a Kobe. Alla fine. Ricordo i suoi occhi.»
Un tremito attraversa l'intera montagna, l'essere che una volta si chiamava Blackjack sta cercando entrare.
Valerie si distrae per un momento, guarda nella direzione dov'era la porta. La vibrazione cessa di colpo.
«Ho paura Reb. Di quella cosa che c'è la sotto. Vuole portarmi con sé e portare via dalla Terra la Teleforce.»
Lui rinfodera le pistole e le si avvicina. Si toglie il cappello e si accovaccia davanti a lei, offrendole la vista dei suoi occhi e di un viso segnato da un'esistenza oltre i limiti umani.
«Ti ricordi di Kobe. Vuoi davvero che succeda di nuovo?»
Lei annuisce. Comincia a tremare.
«Bene. Allora andiamo ad Edimburgo. Puoi portarci lag...»
Non finisce la frase. La sala ora è vuota.

* * *

23 Ottobre 2013
Profondità del Monte Olimpo, dentro la capsula
Ore 10.32

La capsula è aperta ma la creatura non esce. Qualcosa non va. Ha percepito lo spostamento del suo obiettivo e la scomparsa dall'esistenza dell'altra struttura vivente. Il reflusso di Teleforce è stato tale da scuoterlo. Attorno a sé sente come l'intera fabbrica della realtà stia vibrando. Tende i suoi sensi sull'intera superficie del pianeta e ritrova il suo obiettivo. Che sta facendo?

* * * 

23 Ottobre 2013
Edimburgo, Royal Mile. Cafè Central.
Ore 08.32

Eyes without a face riesce a mantenere il tradizionale aplomb britannico in quasi tutte le situazioni, è una delle sue capacità distintive. Vedersi apparire Reb e Valerie sulle due sedie libere al suo tavolo  ne ferma solo per un istante l'azione. Sorride ad entrambi e continua a sorbire il succo d'arancia mattutino.
«Volete fare colazione?»
Nessuno dei due risponde. In sottofondo il televisore del locale continua a diffondere le notizie del mattino della BBC.
Reb fa un cenno e Valerie cerca di fissare i suoi occhi con grande insistenza. Non ci vuole molto a capire.
«Cosa devi dimenticare bambina? Se dovessi ripetere quello che ho fatto potrebbe essere davvero troppo da sopportare per te.»
Non c'è risposta. La supplica è così grande da passare le barriere dell'empatia.
Eyes la fissa. Di solito gli basta un secondo o due per fare un lavoro profondo. Questa volta continua. Come a Kobe. Come prima di Kobe.

* * *

23 Ottobre 2013
Edimburgo, Royal Mile. Cafè Central.
Ore 08.32

Valerie si tuffa negli occhi di Eyes. Di che colore sono? Grigi? Neri? Verdi? Non ricorda più, non sa neppure più dove si trova. Sente da un lato la tremenda pressione della cosa in Grecia, dall'altro quello che costituisce la sua identità che viene disperso nelle ombre del suo cervello.
Per l'ultima volta si tende,sfiora le pieghe dello spazio-tempo e le strattona. Uno strappo secco.

* * *

10 Settembre 2013
Edimburgo, Royal Mile. Cafè Central.
Ore 08.32

Reb fissa incredulo la tazza di tè che ha in mano. Leva gli occhi per incontrare quelli di Eyes, vi ritrova la stessa espressione stupita. Il locale attorno a loro è lo stesso che ricorda, persino il mormorio in sottofondo dello speaker del telegiornale. Nessun segno di Valerie.
Per abitudine si concentra sulla voce del giornalista.
«E ora il consueto spazio dedicato alle gesta dei super eroi. Questa mattina il presidente Obama ha incontrato alla Casa Bianca i responsabili del team START per il consueto briefing settimanale. L'argomento è sempre la difficile situazione siriana e la presenza accertata della russa Sibir a Damasco...»
Sullo schermo un viso. Quello di American Dream. Quel tizio proprio non voleva saperne di rimanere morto.


FINE


[un sentito ringraziamento ad Alessandro Girola per aver creato tutto questo, a chi mi ha preceduto in questa round robin e a chi ha seguito questa avventura collettiva.]
[n.b. Ringrazio per il fattivo supporto il Sig. Ibuprofene, il Sig. Sale di arginina, la Sig.ra Amoxicillina e il Sig. Acido clavulanico; senza di voi non ce l'avrei fatta.]

- - -

Capitolo scritto da Angelo Benuzzi


mercoledì 4 settembre 2013

Capitolo 25 - Stagione 2 (di Angelo Sommobuta Cavallaro)


22 Ottobre 2013
Monte Olimpo
Ore 10:29

Il presidente Kedives non riusciva a smettere di ridere, e la sua risata convulsa riecheggiava tra le pareti della stanza. 
Solo adesso si rendeva conto del quadro generale. 
Solo adesso si rendeva conto di come sarebbero andate le cose. 
Solo adesso si rendeva conto di come tutti erano stati giocati.
Compreso lui.
«Non avete capito niente», sogghignò ai suoi ospiti. «Non avevo capito niente…»
I neon tornarono ad accendersi con un ronzio metallico, i generatori d’emergenza infusero nuova energia elettrica all’intero impianto.
«Che cosa significa?», gli domandò di nuovo Yell, la pistola sempre puntata alla sua testa. 
Kedives esplose in una nuova risata.
Yell esplose il colpo.
Kedives avvertì un dolore atroce all’altezza del ginocchio sinistro, un attimo dopo aver udito lo sparo. Gemette. Poi il rantolo di dolore si tramutò nell’ennesima sghignazzata nervosa.
«Per l’ultima volta», disse Yell, tornando a mirare all’altezza della fronte, il tono di voce glaciale, «Che cosa significa?»
Kedives non rispose. Indicò il grande schermo, che si era acceso da solo.
Dopo lo sfarfallio iniziale, l’immagine era divenne nitida.
Una donna bionda, sulla trentina, se ne stava seduta su di una poltrona in pelle nera. Le gambe accavallate erano coperte da autoreggenti a righe. Il tailleur rosso, ben abbinato con una borsa di coccodrillo appoggiata alla sua destra, disegnava i contorni di un corpo sensualissimo. 
Kedives chiuse un istante gli occhi. 
Era finita. 
«Bel lavoro, Gino», disse la donna, sfoggiando un sorriso ampio e luminoso. «Non potevo aspettarmi di meglio, da te.»
Yell sgranò gli occhi. Sembrava incredulo. «Tu?»
«Anche per me è un piacere rivederti, mio caro. Quanti anni sono passati dall’ultima volta?»

***

1 Gennaio 1975
Da qualche parte a San Juan – Porto Rico

Il Ribelle fu l’ultimo ad arrivare. 
Prese posto, e senza perdersi in saluti e convenevoli, tirò fuori un plico dalla bisaccia che portava a tracolla e lo sbatté sul tavolo. 
L’uomo che avevano cominciato a chiamare “Sogno Americano” inarcò un sopracciglio. «Che roba è?»
Il Buffone ghignò. «Già, che roba è?»
«Un vecchio giocattolino di Moore. Un satellite che, dalla fascia di Clarke, invia continuamente segnali a ripetitori localizzati qui sulla terra.»
«E quindi?», domandò American Dream.
«E quindi date un’occhiata ai ripetitori.»
American Dream aprì il plico. Si ritrovò tra le mani diversi fogli e numerose fotografie.
Il Jolly ridacchiò.
«Che scherzo è questo, Yell?», chiese American Dream. Indicò una delle foto che aveva davanti. «Che cosa dovremo farci con Clark Gable?»
Yell sospirò. «Quello non è Clark Gable. Quello è un androide. O meglio, uno dei ripetitori.»
American Dream corrugò la fronte. «Come, scusa?»
Una voce femminile risuonò dal nulla. «Io te l’avevo detto che non dovevamo fidarci di quel pazzo…»
Yell voltò la testa alla sua destra. «Incredibile. Ti sei degnata anche tu. Bentrovata.»
La donna bionda col tailleur rosso si fece avanti. «È sempre un piacere venire a questi piccoli randes vouz, mio caro. D’altronde il Protocollo non ha mai funzionato a dovere.»
«Ecco perché abbiamo formato la Cabala!», esclamò Jolly. «Matt è il Braccio, Yell la Mente, tu il Controllore, e io…»
«E tu sei il Buffone, lo sappiamo», sospirò la donna. «È stato un errore affidare a Moore il progetto Devanagari del dottor Gupta. E questo è stato il risultato. Abbiamo abbattuto il superuomo tedesco, abbiamo vinto la guerra. E abbiamo permesso a un mostro pazzoide di attentare alla nostra sicurezza nazionale. Il satellite di Moore è una sorta di supercomputer. Invia segnali continui ai suoi ripetitori, a queste specie di automi. E in cambio riceve e accumula informazioni.»
«Che genere di informazioni?», chiese American Dream.
«Di quelle che piacciono a Salazar», disse Yell. «Il nostro amico ha messo le mani sul satellite di Moore, ha decriptato le informazioni dei ripetitori e ha tracciato una mappa di alcune delle più importanti fonti di Teleforce del mondo. D’altronde Moore ha utilizzato nuclei di Teleforce per costruire i suoi ripetitori, quindi sapeva dove trovare l’energia che gli serviva. E gli esperimenti di due anni fa di Salazar sono figli di queste informazioni. Gli è bastato utilizzare solamente la formula di Tesla per maneggiare la Teleforce al meglio. E il risultato, purtroppo, lo conosciamo tutti.» 
«E c’è di più», disse la donna. «Gli esperimenti di Salazar con la Teleforce sono solo l’inizio. Io ho visto tutto, Yell. Ho visto i piani degli scienziati di Salazar e ho visto i progetti della divisione del dottor Grant. Se riuscissero a realizzare sul serio quello che hanno teorizzato…»
«Tu puoi vederlo, Gaia», fece Yell. «Puoi vedere di persona se ci riusciranno. Puoi vedere quello che sarà.»
«Te l’ho detto, mio caro», disse Gaia. «Io ho già visto tutto.»

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22 Ottobre 2013
Monte Olimpo
Ore 10:30

«Pensavo fossi morta nell'esplosione della centrale di Kobe dopo quell’ultimo incontro, Gaia», disse Yell. «Invece ti sei salvata. Hai infranto la tua regola e hai visto il tuo stesso futuro. È così che andata, non è vero?» 
Gaia annuì. «Già.»
«Non pensavo che ti avrei mai più rivista.»
«Nessuno conosce il proprio futuro, mio caro.»
«Nessuno tranne te», replicò il Ribelle. 
«Ed è una maledizione. Nel corso dei miei viaggi ho conosciuto solo una persona con un potere simile al mio. Anzi, un potere superiore, che lo consumava ad ogni utilizzo. Ma evidentemente è il prezzo che si paga per avere il controllo sul multiuniverso, oltre che sullo spazio-tempo.»  
«Tu invece sei sempre uguale», puntualizzò Yell.
«Come te, mio caro.»
«Non riesco a capire come tu abbia a che fare con tutto questo, Gaia.»
«Invece lo sai già, mio caro», disse lei sorridendo. «Te l’avevo detto. Io avevo già visto tutto. Avevo visto cosa sarebbe stato. E purtroppo avevo visto cosa avrei fatto, perché l’avevo già fatto. Avevo visto questo momento che stiamo vivendo ora. Avevo visto quello che sarà. In questi anni ho cercato di impedirlo con tutte le mie forze, ma come mi è stato detto, come mi è stato insegnato, non si può modificare una linea temporale. E la nostra era già segnata.»



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3 Febbraio 2013
Santorini, Grecia

Aran si rilassò sulla poltrona. «Sono contento di averti incontrata finalmente di persona, ma ho deciso di rifiutare la tua offerta. Quindi no, non sarò dei vostri.»
Gaia scrollò la testa. «Perché? Se tu ti unissi a noi eviteremmo la catastrofe. Tu stesso l’hai detto. Tu stesso l’hai visto in uno dei tuoi viaggi. Se tu sarai con me, il piano della Hypotethical andrà a buon fine, le divinità di Grant polverizzeranno gli eserciti di tutto il mondo. E a fronte di una giornata di sangue garantiremo al nostro mondo pace, stabilità e sicurezza. E un futuro. Un futuro che tu stai precludendo per un tuo capriccio.»
Aran socchiuse gli occhi. «Dimmi, Gaia: è così che andranno le cose? Questo piano divino andrà a buon fine? Oppure hai visto qualcosa di diverso?»
Gaia non rispose.
Aran sorrise. «Tu hai visto la fine del mondo, vero?»
Gaia annuì.
«Raccontamela», disse Aran.
E Gaia raccontò. 
Aran la ascoltò con interesse, e quando la donna ebbe finito, si strinse nelle spalle. «Lo vedi? Non c’è nulla che possiamo fare. Questo è l’universo dove io muoio. Perché ho deciso di non uccidere migliaia di persone. Non mi interessa se da qualche parte, in un altro universo, un altro me abbia appena deciso il contrario e si sia unito a te. Tu hai visto un futuro preciso. Ed è così che le cose devono andare qui. Io posso navigare tra le infinite pieghe create dalle variabili dello spazio e del tempo. Ma ognuna di quelle infinite variabili rappresenta un punto fisso di un universo ben preciso.»
«Allora creiamo una nuova variabile e cambiamo il futuro!», urlò Gaia.
Aran scrollò la testa. «Purtroppo non funziona così. Nel momento in cui tu hai visto quel futuro, nel momento esatto in cui hai visto come andranno le cose, hai già creato una variabile nella linea temporale del tuo mondo. Hai creato un punto fisso nella storia di questo universo, modellando un futuro incontrovertibile. Non c’è più nulla che tu possa fare. Puoi solo traghettare il mondo verso la fine.»  
  
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22 Ottobre 2013
Monte Olimpo
Ore 10:31

«Non ci è voluto molto tempo ad accumulare ricchezze ingenti con le mie conoscenze», disse Gaia. «La Hypothetical, che io ho fondato e messo nella mani di Gino, aveva come scopo quello di creare un’ulteriore variabile, per tentare di modificare gli eventi futuri. E fino a prima che apparisse di nuovo quella ragazza, pensavo di esserci riuscita.» 
Yell lanciò un’occhiata a Valerie, che da qualche minuto si è seduta sul pavimento, le braccia penzoloni, gli occhi vacui.
«Dimmi, mio caro. Quando hai visto cos’era in grado di fare quella ragazza, non hai pensato che fosse troppo potente?  Non hai pensato che ci fosse in lei un qualcosa che non andava? Probabilmente quella ragazza vi avrà raccontato di essere una specie di aborto scientifico, un esperimento andato a male. Ma non è così. È tutto l’opposto. Lei è il più grande successo di Grant, il vero motivo della rottura tra lui e Salazar, poiché racchiude in sé tutti i codici genetici dei più potenti super mai creati a questo mondo. Lei è il motivo dell’incidente alla centrale di Kobe. Lei ha fatto saltare tutto in aria, e poi è scomparsa chissà dove per tutti questi anni. Fino a qualche giorno fa. La sua mente è un macello, i suoi pensieri, i suoi ricordi, sono sconvolti. Si è creata un mondo tutto suo, una vita che non le appartiene, una qualcosa che non esiste. Con un solo pensiero può alterare, modificare, distruggere e ricreare la realtà che ci circonda. Ed è quello che farà tra pochi minuti, Yell. Non se ne renderà nemmeno conto. Un battito di ciglia, e cancellerà l’esistenza stessa di questo universo.» 

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Capitolo scritto da Angelo Sommobuta Cavallaro (Il Viagra della Mente blog)


mercoledì 28 agosto 2013

Capitolo 24 - Stagione 2 (di Paolo Ungheri)



23 ottobre 2013

L’uomo è stanco. Viaggiare prosciuga la sua essenza, e ad ogni viaggio il costo è più alto del precedente.
Aveva perso il conto dei mondi visitati, delle realtà e le vite osservate accendersi e spegnersi in un solo battito di ciglia.
Risposte, ecco cosa cerca. Ma l’universo sembra negargli questa soddisfazione, come se le porte della conoscenza fossero a lui precluse.
Un solo luogo, un solo tempo, questo gli rimane. Un ultimo viaggio ai confini della vita stessa.

23 ottobre 2013
Ore 10.24
Monte Olimpo

Reb osserva il corpo della giovane.
Tanto potere racchiuso in così poche cellule, quello che si dice ottimizzare lo spazio.
Ma c’è qualcosa in tutta quell’equazione che non gli torna. Creare Dei mescolando il codice genetico di altri super, per poi infonderli nuovamente con la Teleforce… un aumento esponenziale di capacità che non può finire che in altro modo se non la saturazione. È come un incesto di superpoteri, un continuo generare energia dalla stessa energia, dandogli ogni volta una sferzata aggiuntiva grazie alla teleforce.
Esistono forse limiti?
Fissando Valerie, Reb si chiede se non sia arrivato il momento di scoprire tali limiti.

***

Valerie sente il proprio corpo farsi leggero. L’energia che ha trattenuto fino a quel momento preme per uscire, per allungarsi e raggiungere ogni centimetro quadrato di questo piccolo pianeta. Ma c’è dell’altro, una consapevolezza che non aveva mai provato prima.
Sente la forza, la paura che alberga nelle menti delle persone. Sente la teleforce scorrere nelle cellule di tutti i super esistenti e vede universi sovrapporsi l’uno all’altro in un continuo andirivieni di colori e immagini. Se solo volesse potrebbe spegnere tutto, dare il via ad un effetto a cascata che avrebbe come scopo il distruggere qualsiasi cosa, lei compresa, e fatica a tenere a bada quella sete.
Sente Ammit, sua madre, mescolata al resto.
Raccoglie le forze, concentra e si focalizza su quello che i suoi nuovi occhi possono vedere. Poi erutta, scagliando invisibili tentacoli di energia verso i bersagli predestinati.

23 ottobre 2013
Londra

Castore e Polluce vengono investiti da una silenziosa ondata di energia. I loro corpi si sfaldano, spazzati da un vento concentrato su i due, i lembi delle loro carni che volano e svaniscono nell’aria.
In pochi istanti dei Dioscuri non rimane che un ricordo polveroso.

22 Ottobre 2013
Nuova Delhi

Il super volteggia sui cieli di una città irriconoscibile. Le mani scaricano saette sulla città sottostante, esplodendo e abbattendo tutto quello che incontrano.
Sta per lanciare l’ennesimo fulmine, ma questo rimane ancorato alla mano. Aumenta d’intensità, cresce, brucia, fino a quando non avvolge l’intero corpo e implode con un boato.

23 Ottobre 2013
Zhongnanhai

Hermes scivola lungo le strade. Al suo passaggio il terreno brucia e le finestre esplodono.
Non sente le urla, ne vede la devastazione che sta portando. Nella sua attuale condizione il mondo circostante è solo una macchia distorta.
Ora una nuova forza lo pervade, lo spinge a correre ancora di più.
Aumenta la velocità. Una, due, dieci volte più rapido. Poi si accorge di non avere più il controllo. Corre sempre più veloce, fino a quando il suo corpo si ribella.
Una gamba si stacca di netto, finendo contro la facciata di un centro commerciale. L’esplosione che segue sovrasta ogni altro rumore. Dopodiché il resto del corpo si smembra in minuscoli frammenti di carne, pelle e ossa.

23 Ottobre 2013
Mosca

Il super è circondato da un vortice di acqua nebulizzata. Ad ogni gesto delle sue mani colonne granitiche di ghiaccio si alzano fino ad inglobare interi palazzi.
Il Cremlino trema, scosso da un terremoto violentissimo, poi si pacca in due. Dalla fenditura straripa una cascata di acqua e ghiaccio che inonda tutto, trasformando l’intera piazza in una distesa polare.
Il vortice si affievolisce, svanendo, e la figura al suo interno, nuda, ride godendosi il trionfo. Fa per muovere un passo ma il piede sembra incollato a terra.
Sbalordito fissa l’arto, parzialmente congelato, e prima che possa formulare un solo pensiero il corpo gela e va in frantumi.

23 ottobre 2013
Ore 10.25
Monte Olimpo

Valerie richiama l’energia appena trasmessa. È bastato un minuto per annichilire quegli impostori e rispedirli nella leggenda.
È esaltata, inebriata dal potere infinito che la pervade. Potrebbe fare quel che vuole, ora ne è conscia, e questo la spaventa.
«I tuoi Dei sono morti» dice atona rivolgendosi a Kedives, «erano potenti, ma non quanto me».
Kedives la fissa. Per un momento sembra non abbia più parole da spendere, nessuna brillante battuta. Poi un sorriso si affaccia sulle sue labbra.
«Non avete capito nulla…» sospira, «siete solo un branco di stupidi e ignoranti babbuini».
Reb vede i dubbi diventare più solidi. Alza la pistola puntandola contro la testa del presidente.
«Cosa significa?»
Kedives continua a ridere. «Oh, lo scoprirete presto… molto presto».
Reb e Valerie si guardano. Nei loro occhi solo inquietudine.



23 Ottobre 2013
Ore 10.25
Profondità del Monte Olimpo

Sibir si era presa cura di una ventina di guardie dell’Hypothetical, senza troppi problemi. Avrebbe voluto essere ai piani alti, per vedere cosa aveva in mente quello strano cowboy. Ma anche così, nel ruolo di ripulitrice, le cose non gli andavano affatto strette.
Niente domande. Nessuna risposta da dare. Solo pulizia. E cosa c’è di meglio del fuoco per sterilizzare tutto.
È scesa di parecchi livelli da quando ha disattivato la corrente. L’ambiente ora è meno formale, i corridoi puliti e asettici hanno lasciato il posto a cunicoli scavati nella nuda roccia. attorno decine di pannelli di controllo, ormai morti, dovevano servire a controllare chissà quale diavoleria.
Il fondo della galleria termina con un enorme porta metallica. Sibir concentra il plasma sulla punta delle dita e lo scaglia verso il metallo, che immediatamente inizia a sfrigolare. In pochi istanti l’apertura è sufficiente a farla passare.
Dall’altro lato c’è ancora luce. Sibir entra, trovandosi in una larga caverna, di forma semisferica. Un macchinario dalle dimensioni sproporzionate occupa quasi l’intera superficie e una colonna di tubi e cavi si alza per una ventina di metri fino a sfiorare la sommità della cupola.
Δωδεκα θεῶν
Le due parole sono incise nella pietra, proprio davanti al macchinario.
Dodici cilindri pieni di un liquido ambrato sono incastonati nella parete e collegati al macchinario principale. In ognuno di essi è contenuta una massa carne viva e pulsante.
Sibir legge la targhetta che si trova sotto al primo di essi: Κρόνος.
Mai saputo il greco, pensa la Super, e in fondo poco le importa. Il piano è chiaro, distruggere tutto, e ha intenzione di portarlo a termine.
Mentre si prepara a inondare l’intera sala col plasma, avverte uno spostamento d’aria. Si volta, trovandosi di fronte qualcuno che non dovrebbe essere lì.
«Dabrò pajalovith, ragazzone… non vuoi proprio morire, eh?».

Periodo Eoarcheano
Pianeta Terra

L’ennesima incarnazione di Aran aveva viaggiato fino al limitare dell’esistenza della vita stessa. Sapeva che stavolta non era compreso il viaggio di ritorno, non possedeva più le energie per farlo, ma quello a cui stava per assistere non aveva prezzo.
Il pianeta Terra era ancora agli albori della sua nascita. Le prime forme di vita cellulare si stavano formando in un mondo inospitale. Finalmente era dove doveva essere.
In quel momento la sua pazienza venne premiata.
Una sfera di fuoco, brillante come un sole. Fora l’atmosfera, veloce, con un rombo che pare il suono di mille tuoni.
L’astronave si ferma a una decina di metri dal suolo. Un cilindro, affusolato alle estremità, lucido, quasi etereo. Sulla parte destra capeggia una scritta: Προμηθεύς. Senza alcun rumore un fascio di luce si proietta sul terreno e quando si affievolisce al suo posto vi è una figura. Un uomo, quasi tre metri di altezza, nudo, capelli color del fuoco e il corpo che pare scolpito nella roccia. Muove qualche passo, incerto, e al suo passaggio la terra sotto i piedi sfrigola come colpita da acido.
L’essere si ferma, fissando un punto lontano, quindi rivolge lo sguardo al terreno e alza la mano destra, mostrando il palmo verso l’alto.
«τοΰτο έςτί των θέων τό πΰρ έυ χρήςθέ» pronuncia con voce roca e profonda.
Quindi volge la mano al terreno e qualcosa simile ad una goccia scivola dal palmo fino a staccarsi.
Teleforce, riconosce l’uomo assistendo senza parole alla scena. Può sentirne la forza, l’infinito potenziale che si nasconde al suo interno. E infine comprende.
La goccia sfiora il terreno, si accende di un bagliore accecante e comincia a spandersi ricoprendo ogni roccia, ogni granello di sabbia. Non c’è montagna che la fermi, nessun mare che ne diluisca l’effetto. In pochi minuti l’intero pianeta è avvolto da una luce azzurra, intensa e vitale, poi tutto termina.
L’energia della teleforce ha impregnato ogni fibra di quel pianeta appena nato. Il seme è stato piantato.
L’uomo, finalmente appagato, si abbandona al lento fluire delle sue energie. Ha vissuto tanto e tanto ha visto, ora può finalmente morire, per l’ennesima volta. Per l’ultima volta.
Prima che l’oblio lo raggiunga vede la nave riprendere il suo volo e tornare da dove è venuta.
Se solo avesse ancora tempo per capire dove sia questo luogo…


23 ottobre 2013
Ore 10.27
Olympus Mons – Marte

Il vulcano, vecchio di milioni di anni, trema, squassato da un’onda che sembra voler strappare via la superficie rossastra del pianeta.
Una scossa, un’altra, fino a quando arriva l’ultima, così violenta da spaccare in due la montagna. Un fiume di roccia fusa esplode verso il cielo, riversandosi per chilometri. La nube di polvere è tanto intensa da rendere tutto indistinto.
A quel punto qualcosa emerge, una luce. Dapprima esile, quasi il lume di una candela, poi erutta in un fascio che fora l’atmosfera e si perde nello spazio.
Per un solo istante il pianeta rosso cambia colore, inondato dalla luce azzurra.

23 ottobre 2013
Ore 10.29
Fascia di Clark

Il satellite percorre il suo lento e inesorabile cerchio attorno alla Terra. Da anni quel agglomerato di silicio, titanio e componenti elettronici invia segnali sul pianeta. Detriti spaziali, comunicazioni, bolidi, una sentinella pronta a captare la seppur minima minaccia.
Improvvisamente i sensori si attivano. Quello che registrano è fuori scala, di gran lunga sopra la media di qualsiasi cosa mai registrata prima.
Nello stesso istante, nelle profondità dell’Olimpo, il macchinario si attiva.



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Capitolo scritto da Paolo Ungheri Narratore (curatore del blog Midnight Corner)