mercoledì 13 marzo 2013

Capitolo 5 - Stagione 2 (di Massimo Bencivenga)



20 Ottobre 2013
Santorini, Grecia

Bannon era pronto a compiere una strage, a terminare gli stormtrooper della Hypothetical.
Il Protocollo XPD era la sua primaria e unica direttiva.
Stava per farlo, quando sentì una mano posarsi sulla spalla. Prima vide due occhi neri, poi si ritrovò in uno spazio bianco, ammesso che una tale definizione potesse aver senso: non aveva mai sperimentato nulla di simile.
Fluttuava senza peso. Il bianco abbacinante cominciò a diventare più sbiadito, sino a trasformarsi in un caleidoscopio di colori. Realizzò che erano immagini in movimento. Una di quelle lo attraversò, o fu lui ad attraversarla.
«Ahhh!» 
«Bentornato», disse una voce maschile.
Bannon si guardò intorno, gli uomini della Hypothetical non c’erano più. Si trovava nel giardino mal tenuto di una villa e Valerie, in una strana inversione di ruoli, lo stava aiutando ad alzarsi. Ancora malfermo sulle gambe per la terrificante esperienza, Bannon si guardò intorno e vide un uomo che, dandogli le spalle, sembrava fissare la lieve sfumatura che all’orizzonte saldava il blu del mare con l’azzurro del cielo.
«Chi sei? Dove ci troviamo e cosa mi hai fatto?»
«Quante domande. Mi chiamo Aran Ohana, siamo ancora a Santorini e lei, Bannon, è estremamente vivo e combattivo per essere uno che ha appena vissuto la sua morte.»

* * *
Laboratorio NIMBUS
Calgary, 20 Ottobre 2013

La porta a controllo retinico si aprì. Due uomini la attraversarono. Auguste Louiselle, lo smilzo ex ufficiale delle Giubbe Rosse, e attuale capo della sicurezza della sede centrale del Progetto NIMBUS, avanzava spedito nel dedalo dei corridoi sotterranei; con il passo e la postura sembrava quasi voler marcare la distanza e la differenza esistente tra lui e il tracagnotto che aveva il compito accompagnare. Auguste Louiselle non aveva per niente in simpatia Mark Skardamell. Non gli piaceva il fare mellifluo dell’uomo, quello spacciarsi, di volta in volta, per giudice o professore, per esperto di sicurezza o ingegnere, senza peraltro averne titoli e competenze, irritava la granitica mentalità dell’ex Assistant Commissioner della Royal Canadian Mounted Police. Gli scandali, e persino il carcere, non avevano frenato la meteoritica e anticonvenzionale carriera di Skardamell, che adesso era il referente per NIMBUS di un potente politico statunitense.

* * *
20 Ottobre 2013
Santorini, Grecia

«Cosa?» Allora era vero, non si era immaginato niente. 
«Vi ho teletrasportato qui passando attraverso le spirali del multiuniverso e, nel mentre, mi son permesso di far vivere a mister Bannon la sua morte, quando decise di farla finita qualche anno fa sul monte Longs Peak.»
«Ma io…»
«Lo so, lei… Vabbé, diamoci del tu. Lo so, non ti suicidasti…, ma credimi, esiste un universo in cui lo hai fatto. Ed è lì che ti ho portato, fermo restando che quel gesto rimane una sciocchezza in ogni mondo.»
«Non credo di seguirti… »
«All’inizio neanche io capivo bene la cosa. I fisici quantistici sono andati incredibilmente vicini alla realtà. Esistono infiniti universi, interconnessi, e che cambiano al variare dello stato quantico di una singola particella. Di più, anche i nostri pensieri modificano l’energia e con essa la materia e gli universi. Il vuoto quantico poi… è scoppiettante di mondi che durano frazioni di secondo per il nostro modo di intendere il fluire del tempo, ma millenni per gli abitanti di quei mondi. Verrebbe da dire: c’è tanto spazio nel vuoto.»
«Tu non hai visto niente?», disse Bannon a Valerie. 
«A lei non ho potuto mostrare niente…» Aran si fermò, sembrava ascoltare qualcosa. 
Un cane sbucò dall’angolo di quello che sembrava essere un capanno per gli attrezzi e saltò addosso ad Aran. Per qualche secondo l’uomo e il cane diedero vita, davanti agli sguardi perplessi di Bannon e Valerie, ad una sorta di lotta. Terminato il balletto, Aran disse: «Vi presento Flender, gli ho messo il nome di un cane cyborg di un cartone della mia infanzia. Per certi versi è il frutto di un esperimento.
«Un esperimento?», disse Valerie. 
«Sì, ma non mio. L’esperimento lo ha compiuto madre natura, facendo incontrare casualmente una pitbull in calore con un pastore tedesco dal pedigree lungo così.» 
Valerie sentì le guance avvampare. Forse anche per superare il momento osservò meglio l’uomo. Alto, più magro che robusto, sembrava energico però, di una energia trattenuta, come una molla caricata e sul punto di scattare. I capelli lunghi, più grigi che castani, creavano un certo contrasto con il verde molto particolare degli occhi. Nell’insieme, Valerie ebbe l’impressione di un uomo vissuto, disincantato e disilluso, ma capace di grandi slanci e grandi emozioni. Lo avrebbe visto bene nella parte dell’eroe buono e solitario di qualche vecchio film western.
«La tua infanzia? C’erano i cartoni quando eri piccolo?», domandò Valerie.
«So di dimostrare una cinquantina di anni, ma ne ho solo, si fa per dire, trentaquattro. E’ una lunga storia. Adesso che ci siamo presentati, che ne direste di bere qualcosa mentre decidiamo il da farsi? Venite. La villa è abbandonata, ma ho saputo ritagliarmi uno spazio tutto mio.»
Bannon era furioso. Decidere il da farsi? Ma chi si crede di essere? Devo avvertire i miei superiori, avvisarli che ho recuperato il protocollo XPD e trovato un uomo, un Super o un telepate, con poteri straordinari.
Il vialetto d’ingresso mostrava una volta di più che non esiste cemento o pietra in grado di resistere, a lungo andare, all’attacco di erbacce e radici.
«La villa appartiene a un ramo della mia famiglia di cui non vado molto orgoglioso, ma i bisogni son bisogni. Mi sono permesso solo questa aggiunta.» Con la mano indicò una targa a destra del portone. Bannon e Valerie si avvicinarono per leggere meglio il corsivo minuto, di una sfumatura dorata appena diversa dallo sfondo. Una pessima scelta per la leggibilità.

But man, proud man,
Dressed in a little brief authority,
Most ignorant of what he's most assured,
His glassy essence, like an angry ape.
Plays such fantastic tricks before high heaven.
As makes the angels weep. 
Bannon.

* * *
Laboratorio segreto NIMBUS
Calgary, 20 Ottobre 2013

«Shakespeare. Io avrei messo Shakespare e non Leopardi» disse Skardamell, indicando i versi che campeggiavano sulla porta del laboratorio del dottor Patrick Parker.
E aggiunse: «Non ho mai amato molto gli italiani». No, proprio no si disse rileggendo mentalmente i versi.

Considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e conoscenza

«S’intende anche di letteratura?», chiese Louiselle.
«Sì, al college ho studiato anche letteratura europea.»
«Vedo.»
La porta di aprì automaticamente.
«Non c’è nessun errore. Sta succedendo qualcosa», disse una voce all’interno del laboratorio.
Louiselle fece strada. Un uomo in camice bianco fissava, in piedi e al centro della stanza, un modello 3D della Terra. Non si girò per accogliere i nuovi arrivati.
«Buonasera, eh» disse Skardamell, con il tono di chi è usualmente abituato ad avere ed esigere un certo rispetto.
Patrick Parker, Pi-Quadro per gli altri scienziati del NIMBUS, soffriva della sindrome di Asperger, una lieve forma di autismo, che lo portava a ritenere insensati i normali e semplici convenevoli sociali. Era però, altrettanto semplicemente, un genio; lo era anche secondo gli elevati standard dei genietti che circondavano Angela Solheim.
«Vedete quei puntini luminosi? Ecco, segnalano Super in azione o attività Teleforce. Vedete che intensità qui?»
«Dov’è precisamente qui?» chiese Skardamell al giovane, perché Pi-quadro non sembrava avere più di venticinque anni.
«Sull’isola di Santorini. Abbiamo ragione di credere che sia coinvolta la Hypothetical. Hanno avuto accesso ad alcuni nostri file, ma in ogni caso ne hanno fatto di progressi da quando infilavano elettrodi nei cervelli di poveri delfini. Noi riteniamo stiano producendo  “qualcosa” da affiancare a Loxias. Forse umanoidi o cloni, da guidare telepaticamente o usando una sorta di intelligenza diffusa, tipo api o formiche. Io e Angela, in assenza di un nome ufficiale, li chiamiamo H-Serv. La situazione preoccupa un po’, e ancora non abbiamo notizie di Jackson. Dica ai politici di tenersi pronti, l’Europa sta per esplodere. Loxias è potente, ma certamente da solo non può farcela, ecco perché pensiamo a un esercito Hypothetical di altro tipo. Il tutto potrebbe tradursi a breve in un bagno di sangue. Noi ci siamo preparati creando, grazie anche a una parte di Angela, un Golem potentissimo.» Pi-Quadro diventava loquace quando c’era di mezzo il suo lavoro.

* * *
20 Ottobre 2013
Santorini, Grecia

«Non sono nato con questo potere», stava dicendo Aran. «E’ con me dal 23 Aprile di quest’anno.»
Dalla notte dei Super, pensò Bannon. Che c’entri lo straordinario potere di Ammit? 
«Posso fare un giro per gli infiniti universi, ma nessun pasto è gratis. L’entropia regna sovrana, e ciò significa che ogni passaggio mi degrada. Il degrado aumenta quando teletrasporto le persone fisicamente o, come ho fatto con Bannon, quando, per brevi istanti, faccio viver loro esperienze parallele.»
«Perché non scegli un altro mondo?» chiese Valerie.
«Perché la distruzione di un mondo ha conseguenze su tutti i mondi. Loxias, questa sorta di Apollo arcaico, dionisiaco e collerico, va fermato. E qui entri in gioco tu, cara Valerie.
O meglio, ciò che sai e sei
- - -

Capitolo scritto da Massimo Bencivenga.


Scarica l'ebook in formato:

- Epub
- Mobi

Impaginazione a cura di eBookAndBook
Grafica a cura di Giordano Efrodini

14 commenti:

  1. Bel capitolo, accidenti! Molto bello il personaggio di Pi-Quadro, hai reso bene l'idea della malattia senza cadere nel pietismo. Anche Aran ha un bel potere e poi mi hai fatto venire un'idea per il mio capitolo, vediamo...

    RispondiElimina
  2. Un buon capitolo,si aggiunge altra carne al fuoco e sono piuttosto interessanti gli indizi sulle attività della Hypothetical.

    RispondiElimina
  3. Ottimo lavoro.
    Anche Bannon approverebbe - ed è bello che la cara Valerie abbia un po' di spazio.

    RispondiElimina
  4. All’inizio mi aveva perplesso ma andando avanti mi sono ricreduto, devo dire che quello dei mondi paralleli è un espediente molto suggestivo, e anche il resto promette molto bene. Un capitolo pieno di premesse e soluzioni interessanti. :)

    RispondiElimina
  5. Il Multiverso può essere indisioso, ma la trovata dell'entropia che consuma a ogni passaggio è un ottimo espediente per non abusarne.
    Anche Pi-Quadro non è male come personaggio, sebbene temo possa finire relegato a dispensatore di exposition... dipende da cosa ne faranno i prossimi autori! :)

    RispondiElimina
  6. A nome e per conto dell'autore, Massimo Bencivenga (che non riesce a postare), ecco un suo commento e il link all'orma tradizionale making of del capitolo ;)

    "Ringrazio tutti per i complimenti (sinora non ci son state stroncature!), e voilà il mio making of:
    http://www.sullanotizia.com/rubriche/e-book/2mm_-_nativity_il_making_of_del_capitolo_5.asp"

    RispondiElimina
  7. Scusatemi ma, in quanto autore del prossimo capitolo, mi è appena sorto un dubbio atroce: l'inizio della seconda stagione, temporalmente parlando, non dovrebbe essere collocato nel 2014?
    Il fatto che nei capitoli siano indicate tutte date del 2013 è un errore o io non ho capito qualcosa di molto grosso? O_o

    RispondiElimina
  8. Bravo Massimo, bel capitolo! ;)

    RispondiElimina
  9. Grande capitolo anche questo, con interessanti escursioni nella fisica quantistica e temporale.
    Complimenti a Massimo! ;)

    RispondiElimina
  10. Sono rimasto un po' perplesso anch'io all'inizio, ma nel suo complesso mi è piaciuto. Mi piace moltissimo Aran, che perlomeno perde qualcosa utilizzando il suo potere - e anche perché sono fan del multiverso!
    Apprezzati gli inserti poetici!

    RispondiElimina