mercoledì 27 febbraio 2013

Capitolo 3 - Stagione 2 (di Davide Mana)


15 Luglio 1934
Shoreham, Long Island, Stati Uniti

Era necessario definire un protocollo.
Su questo concordarono tutti.
Perché non si poteva ora cercare di non-sapere ciò che si sapeva.
Un Protocollo, per cui tutti loro, d'ora in avanti, fossero responsabili.
Misero su dell'altro caffé, e cominciarono a mettere giù i punti essenziali.
«Dovremo essere ovunque,» disse Tesla. «Dovremo essere consci che non esistono mappe per il futuro, e solo un pazzo potrebbe desiderarle.»
Perché la responsabilità sarebbe stata loro, comunque.
Per sempre.

* * *

20 Ottobre 2013,
Santorini, Grecia

Fira è una nevicata candida sopra al nero ed alla ruggine degli strati vulcanici, nei quali due tagli obliqui lunghi seicento passi spezzano la stratificazione e tracciano una V, è il segno di vittoria lasciato dal vulcano che annientò Micene.
Valerie si stringe nella felpa grigia, un brivido per il vento, o forse per le due grandi faglie incrociate, al cui cospetto gli sforzi umani sono nulla.
Deve solo raggiungere il porto.
Scendere i nove tornanti candidi sotto la grande V, raggiungere il porto, imbarcarsi sul primo traghetto di turisti.
Poi cercare una connessione, raggiungere un server.
Informare il mondo di ciò che la Hypothetical sta facendo in Grecia.
Il vento le scompiglia i capelli corti.
Tira su il cappuccio, e si accoda ad una fila di turisti inglesi.

* * *

Bannon si siede al suo tavolo sulla terrazza, continuando ad ignorare l'uomo della Hypothetical Security che sia affanna alle sue calcagna da quando è sceso nella hall.
Ordina una colazione leggera, succo d'arancio, caffé, uovo alla coque.
Accede al Guardian.
I filtri rallentano il trasferimento in maniera irritante.
Al tavolo a fianco una donna asciutta, i capelli biondi raccolti in due trecce corte ai lati del volto, gli getta un'occhiata al di sopra degli occhiali da sole, e poi torna a leggere il suo libro.
Retrotech, cartaceo.
Quarantacinque portati bene, pensa Bannon, probabilmente divorziata. Gambe lunghe nei jeans attillati, seni ancora sodi sotto alla maglietta bianca.
Stasera a cena, magari, se risiede qui in albergo.
«Signor Bannon,» sussurra l'uomo della HS.
Nessuno conosce il suo nome.
Tutti lo chiamano solo Signor Bannon.
«Sì?»
L'uovo è discreto.
Il succo d'arancio troppo freddo.
L'ufficiale gli riversa un file in LAN.
Valerie Broussard.
Aix en Provence.
Padre bancario, madre casalinga. Figlia unica.
Graziosa. Efelidi, capelli rossi, naso dritto, mento aguzzo.
In Grecia con il progetto WITNESS.
Bannon fa una smorfia.
«Avrà tagliato e tinto i capelli, mascherato le efelidi, alterato cosmeticamente i tratti del volto.»
Non si preoccupa di abbassare la voce.
Si sistema la giacca.
La bionda torna a guardarlo, fa un sorriso storto, ripone il libro nello zainetto.
Il Signor Bannon si alza.
«Abbiamo istruzioni precise,» dice l'altro, in un sussurro.
Un sopracciglio inarcato.
«È stato approvato un protocollo XPD.»
Bannon emette una breve risata, come una pistolettata.
«Non siate ridicoli,» dice, «Questa è una normale operazione di polizia. La ragazza ha informazioni che potrebbero mettere in imbarazzo il governo. Fermatela, e mantenete un profilo basso. Il resto è affar mio.»
Si volta per gettare un'occhiata alla bionda, ma lei se ne è andata.

* * *

Ecchesarà mai? Una ragazzina di neanche vent'anni, che peserà quaranta chili con le scarpe. Felpa grigia, capelli corti, borsa LowePro in spalla.
Si è saputo che è del WITNESS.
Questo faciliterà un po' di violenza.
Adolescenti viziati armati di fotocamere a spese di una rockstar, fuori per denigrare chi fa il proprio lavoro.
L'informazione vuole essere libera. Il mondo deve sapere.
Tutte balle.
Le intimano l'alt.
La colonna di turisti, pantaloni corti e camice a fiori, si disperde come un gregge terrorizzato.
La ragazza resta ferma.
L'ombra del campanile cade ai suoi piedi e la segna come una freccia di tenebra sul selciato candido.
Spaventata.
Ma è una ragazzina, e loro sono sei, tenuta antisom, GONG-26 caricati a baton round.
Dall'intercom arrivano ordini conflittuali.
Ma la direzione è stata chiara – fermare, isolare, uccidere.
L'uomo di punta avanza.
«Posa la borsa,» dice.
La sua voce amplificata dalla corazza ha un suono ronzante, metallico, da insetto.
Occhi verdi guizzano in cerca di una via di fuga.
Infila una mano nella borsa.
Tre uomini fanno fuoco.
Croci di gomma, ampie una spanna, colpiscono spalla, petto, stomaco.
La sbattono indietro, incespica, cade, è a terra.
Fatica a respirare.
La gente si allontana vociando, ma lentamente, la violenza spaventa ma affascina, vogliono vedere.
L'uomo di punta le è a tre passi.
Dalla borsa fotografica è scivolata una vecchia semiautomatica russa.
Questo può solo facilitargli il lavoro.
Non ci sarà bisogno di portarla fuori vista, di simulare una fuga.
Era armata.
Lui deve difendersi.
Sfodera la Beretta.
E la ragazzina erutta.

* * *


Bannon supera le squadre che cordonano l'area, ignora i turisti che strillano e vagano come polli decapitati, ignora l'odore di carne e sangue, e calce, e paura, e punta alla piazza.
Sant'Irene è stata schiantata da un maglio colossale, la facciata insaccata, il portone infranto, le vetrate polverizzate, una torre mozzata di netto che ora occlude un vicolo come un trombo fatto di calcinacci.
La piazza è tappezzata da uno spolverio di vetri multicolori, allagata da un tubo tronco della fontanella pubblica divelta, costellata di figure in nero schiacciate come formiche.
Le case attorno hanno le finestre sfondate, i balconi abbattuti.
La fontanella pubblica è incastrata nell'edicola all'angolo.
I due bar affacciati sulla piazza sono due caverne nere ingombre dell'intrico di tavolini metallici contorti e ombrelloni lacerati.
I paramedici stanno allontanando i feriti, a decine.
E al centro di tutto quello, al punto zero dell'eruzione, una ragazza, rannicchiata, con una felpa grigia, sulla quale si rincorrono i punti scarlatti di una dozzina di mirini laser.
Bannon potrebbe addirittura ridere.
Basso profilo un cazzo, pensa.

* * *

Ignora i laser, e le si avvicina, piano.
Le mani lontane dai fianchi, l'espressione neutra.
Un uomo non più giovane, con una giacca color polvere su una camicia color tabacco.
Niente di minaccioso.
Non dopo gli stormtrooper della Hypothetical.
Le si accoscia accanto, ma si guarda bene dal toccarla.
La ragazza ha gli occhi sbarrati, è pallida come un cencio, dondola lentamente da destra a sinistra.
A forse cinque metri, uno scudo telecinetico crepita azzurro attorno a un cadavere in uniforme antisom, e si spegne.
Bannon scrolla il capo.
È da manuale – super in latenza, pressione, attacco di panico. Le surrenali vanno in overflow, il sistema simpatico si sovraccarica, e lei erutta i propri poteri con un picco anomalo.
Un bootstrap, nel gergo comune.
E purtroppo per i poveri bastardi che l'hanno terrorizzata e risvegliata, non è una veggente, una biocinetica a espressione vegetale, o una guaritrice empatica.
La ragazza sta tremando.
Bannon sorride.
Ha un moto di tenerezza, per quella super appena nata. Sei mesi di addestramento, pensa, e non soffrirai mai più il freddo, ragazzina.
Sulla piazza ci sono sempre più uniformi corazzate e sempre meno camice aloha.
Niente più paramedici.
Gli elicotteri che indugiano nel cielo non sono più eliambulanze.
Un energumeno col corpetto blindato e gli stivali lucidi lo sta fissando, gradi da feldmaresciallo o qualcosa del genere, un dito premuto all'orecchio, e annuisce.
I vertici sono irritati, riflette Bannon.
Vogliono sangue.
O vogliono acquisire la ragazza.
Ma qui non è più una questione di immagine per l'azienda, di sviluppo strategico o di qualche strano giochino per conto del Premier.
Qui si tratta del Protocollo.
Lentamente, Bannon appoggia una mano sulla spalla della ragazza.
«Tranquilla,» sussurra.
Lei smette di dondolare, rabbrividisce ancora.
Lo guarda senza vederlo.
«Ne vous inquiétez pas, ma fille,» le ripete piano, «vous serez très bien.»
Tenendosela vicina, si alza, le mani bene in vista.
Quanti sono?
Duecento?
Sorride, sperando di apparire rassicurante per i catafratti della Hypothetical Security quanto lo è stato con Valerie.
Bannon conosce il proprio dovere, la propria responsabilità.
D'altra parte, quando si è ovunque, prima o poi si capita nell'occhio del ciclone.
Lui è tutto ciò che rimane fra una ragazza terrorizzata e una esecuzione sommaria. Fra una specie di bomba atomica psicocinetica e duecento imbecilli troppo fiduciosi nel proprio hardware.
Spera solo di non dover fare loro troppo male.
Sono questi i momenti in cui gli piacerebbe avere il potere di annebbiare le menti.
E invece...
- - -

Capitolo scritto da Davide Mana (Strategie Evolutive blog)


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Impaginazione a cura di eBookAndBook
Grafica a cura di Giordano Efrodini

16 commenti:

  1. Bel capitolo e spunti molto interessanti.

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  2. Fantastico. Davvero fantastico. *_*
    Il Protocollo offre una pista molto promettente...

    Ma che poteri ha Bannon? >:D

    Scherzi a parte... ottimo lavoro, Davide.

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  3. Grazie, ragazzi.
    per domani, è in programma un dietro-le-quinte di là da me, per chiacchierare un po' di Valerie, di bannon e di tutti gli altri.
    Ma NON dei poteri di Bannon.

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    1. Tu, persona crudele!
      Svelaci i poteri di Ban!
      *si getta a terra supplicante*

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  4. Grande Davide!
    Ottimo lavoro as usual!

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  5. Molto interessante. Ricco di spunti e di due personaggi che a me piacciono già molto, Bannon e Valerie. :)

    Ciao,
    Gianluca

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  6. Spettacolo! Lavoro ottimo come sempre, attendo il dietro le quinte di domani! :)

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  7. Mi sto spellando le mani nell’applauso, le prime puntate della stagione sono assolutamente grandi. Questa è molto cinematografica, si mangia quasi tutto il cinema di SF degli ultimi anni a grandi morsi. Grazie.

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  8. Bello, bello, bellissimo!
    Come al solito scrivi da paura, ma vabbè.
    La conclusione è malefica, veramente... Il Protocollo uno spunto interessantissimo.
    Mi aggrego ad Angelo: questa seconda stagione sta cominciando col botto! Una qualità altissima, e io mi sento sempre più in ansia per il mio sesto capitolo. :D
    Però l'idea di cominciare nei primi 10 anzichè negli ultimi 10 mi stuzzica...

    Non vedo l'ora del "backstage" di domani ^_^

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  9. Faccio il coro a Angelo e Gherardo. Pezzo cinematografico al 100%. Bellissimo. :)

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  10. Pensavo che il picco del capitolo sarebbe stato l'aver introdotto Tesla all'inizio. xD
    Invece è spettacolo puro dall'inizio alla fine; grande narrazione, spunti interessantissimi, personaggi promettenti e finale "bastardo" al punto giusto...

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  11. Arrivo ultimo! Davide è una certezza!Il capitolo è scritto molto bene, è visivamente immersivo ( o cinematografico, con tagli di montaggio nei punti giusti) e presenta nuovi spunti interessanti! Bella lì'immagine dell'ombra che sembra indicare la ragazza! Uso un'espresssione utlimamente vilentata dai commentatoti sportivi: Chapeau!

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  12. Bello bello e pieno di spunti, poi lasci un finale aperto che è ghiotto come un buffet, speriamo solo che venga adeguatamente raccolto.

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  13. Bannon pare un professionista! Il linguaggio tecnico è un tocco di classe.
    Vediamo come i prosecutori faranno evolvere questo scenario!

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  14. Se il buongiorno si vede dal mattino, qui abbiamo un crepitio di fuochi d'artificio.
    I primi capitoli sono stati super, e chissà cosa accadrà ancora...
    Bravo davide, applausi a sei mani! :D

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