mercoledì 28 agosto 2013

Capitolo 24 - Stagione 2 (di Paolo Ungheri)



23 ottobre 2013

L’uomo è stanco. Viaggiare prosciuga la sua essenza, e ad ogni viaggio il costo è più alto del precedente.
Aveva perso il conto dei mondi visitati, delle realtà e le vite osservate accendersi e spegnersi in un solo battito di ciglia.
Risposte, ecco cosa cerca. Ma l’universo sembra negargli questa soddisfazione, come se le porte della conoscenza fossero a lui precluse.
Un solo luogo, un solo tempo, questo gli rimane. Un ultimo viaggio ai confini della vita stessa.

23 ottobre 2013
Ore 10.24
Monte Olimpo

Reb osserva il corpo della giovane.
Tanto potere racchiuso in così poche cellule, quello che si dice ottimizzare lo spazio.
Ma c’è qualcosa in tutta quell’equazione che non gli torna. Creare Dei mescolando il codice genetico di altri super, per poi infonderli nuovamente con la Teleforce… un aumento esponenziale di capacità che non può finire che in altro modo se non la saturazione. È come un incesto di superpoteri, un continuo generare energia dalla stessa energia, dandogli ogni volta una sferzata aggiuntiva grazie alla teleforce.
Esistono forse limiti?
Fissando Valerie, Reb si chiede se non sia arrivato il momento di scoprire tali limiti.

***

Valerie sente il proprio corpo farsi leggero. L’energia che ha trattenuto fino a quel momento preme per uscire, per allungarsi e raggiungere ogni centimetro quadrato di questo piccolo pianeta. Ma c’è dell’altro, una consapevolezza che non aveva mai provato prima.
Sente la forza, la paura che alberga nelle menti delle persone. Sente la teleforce scorrere nelle cellule di tutti i super esistenti e vede universi sovrapporsi l’uno all’altro in un continuo andirivieni di colori e immagini. Se solo volesse potrebbe spegnere tutto, dare il via ad un effetto a cascata che avrebbe come scopo il distruggere qualsiasi cosa, lei compresa, e fatica a tenere a bada quella sete.
Sente Ammit, sua madre, mescolata al resto.
Raccoglie le forze, concentra e si focalizza su quello che i suoi nuovi occhi possono vedere. Poi erutta, scagliando invisibili tentacoli di energia verso i bersagli predestinati.

23 ottobre 2013
Londra

Castore e Polluce vengono investiti da una silenziosa ondata di energia. I loro corpi si sfaldano, spazzati da un vento concentrato su i due, i lembi delle loro carni che volano e svaniscono nell’aria.
In pochi istanti dei Dioscuri non rimane che un ricordo polveroso.

22 Ottobre 2013
Nuova Delhi

Il super volteggia sui cieli di una città irriconoscibile. Le mani scaricano saette sulla città sottostante, esplodendo e abbattendo tutto quello che incontrano.
Sta per lanciare l’ennesimo fulmine, ma questo rimane ancorato alla mano. Aumenta d’intensità, cresce, brucia, fino a quando non avvolge l’intero corpo e implode con un boato.

23 Ottobre 2013
Zhongnanhai

Hermes scivola lungo le strade. Al suo passaggio il terreno brucia e le finestre esplodono.
Non sente le urla, ne vede la devastazione che sta portando. Nella sua attuale condizione il mondo circostante è solo una macchia distorta.
Ora una nuova forza lo pervade, lo spinge a correre ancora di più.
Aumenta la velocità. Una, due, dieci volte più rapido. Poi si accorge di non avere più il controllo. Corre sempre più veloce, fino a quando il suo corpo si ribella.
Una gamba si stacca di netto, finendo contro la facciata di un centro commerciale. L’esplosione che segue sovrasta ogni altro rumore. Dopodiché il resto del corpo si smembra in minuscoli frammenti di carne, pelle e ossa.

23 Ottobre 2013
Mosca

Il super è circondato da un vortice di acqua nebulizzata. Ad ogni gesto delle sue mani colonne granitiche di ghiaccio si alzano fino ad inglobare interi palazzi.
Il Cremlino trema, scosso da un terremoto violentissimo, poi si pacca in due. Dalla fenditura straripa una cascata di acqua e ghiaccio che inonda tutto, trasformando l’intera piazza in una distesa polare.
Il vortice si affievolisce, svanendo, e la figura al suo interno, nuda, ride godendosi il trionfo. Fa per muovere un passo ma il piede sembra incollato a terra.
Sbalordito fissa l’arto, parzialmente congelato, e prima che possa formulare un solo pensiero il corpo gela e va in frantumi.

23 ottobre 2013
Ore 10.25
Monte Olimpo

Valerie richiama l’energia appena trasmessa. È bastato un minuto per annichilire quegli impostori e rispedirli nella leggenda.
È esaltata, inebriata dal potere infinito che la pervade. Potrebbe fare quel che vuole, ora ne è conscia, e questo la spaventa.
«I tuoi Dei sono morti» dice atona rivolgendosi a Kedives, «erano potenti, ma non quanto me».
Kedives la fissa. Per un momento sembra non abbia più parole da spendere, nessuna brillante battuta. Poi un sorriso si affaccia sulle sue labbra.
«Non avete capito nulla…» sospira, «siete solo un branco di stupidi e ignoranti babbuini».
Reb vede i dubbi diventare più solidi. Alza la pistola puntandola contro la testa del presidente.
«Cosa significa?»
Kedives continua a ridere. «Oh, lo scoprirete presto… molto presto».
Reb e Valerie si guardano. Nei loro occhi solo inquietudine.



23 Ottobre 2013
Ore 10.25
Profondità del Monte Olimpo

Sibir si era presa cura di una ventina di guardie dell’Hypothetical, senza troppi problemi. Avrebbe voluto essere ai piani alti, per vedere cosa aveva in mente quello strano cowboy. Ma anche così, nel ruolo di ripulitrice, le cose non gli andavano affatto strette.
Niente domande. Nessuna risposta da dare. Solo pulizia. E cosa c’è di meglio del fuoco per sterilizzare tutto.
È scesa di parecchi livelli da quando ha disattivato la corrente. L’ambiente ora è meno formale, i corridoi puliti e asettici hanno lasciato il posto a cunicoli scavati nella nuda roccia. attorno decine di pannelli di controllo, ormai morti, dovevano servire a controllare chissà quale diavoleria.
Il fondo della galleria termina con un enorme porta metallica. Sibir concentra il plasma sulla punta delle dita e lo scaglia verso il metallo, che immediatamente inizia a sfrigolare. In pochi istanti l’apertura è sufficiente a farla passare.
Dall’altro lato c’è ancora luce. Sibir entra, trovandosi in una larga caverna, di forma semisferica. Un macchinario dalle dimensioni sproporzionate occupa quasi l’intera superficie e una colonna di tubi e cavi si alza per una ventina di metri fino a sfiorare la sommità della cupola.
Δωδεκα θεῶν
Le due parole sono incise nella pietra, proprio davanti al macchinario.
Dodici cilindri pieni di un liquido ambrato sono incastonati nella parete e collegati al macchinario principale. In ognuno di essi è contenuta una massa carne viva e pulsante.
Sibir legge la targhetta che si trova sotto al primo di essi: Κρόνος.
Mai saputo il greco, pensa la Super, e in fondo poco le importa. Il piano è chiaro, distruggere tutto, e ha intenzione di portarlo a termine.
Mentre si prepara a inondare l’intera sala col plasma, avverte uno spostamento d’aria. Si volta, trovandosi di fronte qualcuno che non dovrebbe essere lì.
«Dabrò pajalovith, ragazzone… non vuoi proprio morire, eh?».

Periodo Eoarcheano
Pianeta Terra

L’ennesima incarnazione di Aran aveva viaggiato fino al limitare dell’esistenza della vita stessa. Sapeva che stavolta non era compreso il viaggio di ritorno, non possedeva più le energie per farlo, ma quello a cui stava per assistere non aveva prezzo.
Il pianeta Terra era ancora agli albori della sua nascita. Le prime forme di vita cellulare si stavano formando in un mondo inospitale. Finalmente era dove doveva essere.
In quel momento la sua pazienza venne premiata.
Una sfera di fuoco, brillante come un sole. Fora l’atmosfera, veloce, con un rombo che pare il suono di mille tuoni.
L’astronave si ferma a una decina di metri dal suolo. Un cilindro, affusolato alle estremità, lucido, quasi etereo. Sulla parte destra capeggia una scritta: Προμηθεύς. Senza alcun rumore un fascio di luce si proietta sul terreno e quando si affievolisce al suo posto vi è una figura. Un uomo, quasi tre metri di altezza, nudo, capelli color del fuoco e il corpo che pare scolpito nella roccia. Muove qualche passo, incerto, e al suo passaggio la terra sotto i piedi sfrigola come colpita da acido.
L’essere si ferma, fissando un punto lontano, quindi rivolge lo sguardo al terreno e alza la mano destra, mostrando il palmo verso l’alto.
«τοΰτο έςτί των θέων τό πΰρ έυ χρήςθέ» pronuncia con voce roca e profonda.
Quindi volge la mano al terreno e qualcosa simile ad una goccia scivola dal palmo fino a staccarsi.
Teleforce, riconosce l’uomo assistendo senza parole alla scena. Può sentirne la forza, l’infinito potenziale che si nasconde al suo interno. E infine comprende.
La goccia sfiora il terreno, si accende di un bagliore accecante e comincia a spandersi ricoprendo ogni roccia, ogni granello di sabbia. Non c’è montagna che la fermi, nessun mare che ne diluisca l’effetto. In pochi minuti l’intero pianeta è avvolto da una luce azzurra, intensa e vitale, poi tutto termina.
L’energia della teleforce ha impregnato ogni fibra di quel pianeta appena nato. Il seme è stato piantato.
L’uomo, finalmente appagato, si abbandona al lento fluire delle sue energie. Ha vissuto tanto e tanto ha visto, ora può finalmente morire, per l’ennesima volta. Per l’ultima volta.
Prima che l’oblio lo raggiunga vede la nave riprendere il suo volo e tornare da dove è venuta.
Se solo avesse ancora tempo per capire dove sia questo luogo…


23 ottobre 2013
Ore 10.27
Olympus Mons – Marte

Il vulcano, vecchio di milioni di anni, trema, squassato da un’onda che sembra voler strappare via la superficie rossastra del pianeta.
Una scossa, un’altra, fino a quando arriva l’ultima, così violenta da spaccare in due la montagna. Un fiume di roccia fusa esplode verso il cielo, riversandosi per chilometri. La nube di polvere è tanto intensa da rendere tutto indistinto.
A quel punto qualcosa emerge, una luce. Dapprima esile, quasi il lume di una candela, poi erutta in un fascio che fora l’atmosfera e si perde nello spazio.
Per un solo istante il pianeta rosso cambia colore, inondato dalla luce azzurra.

23 ottobre 2013
Ore 10.29
Fascia di Clark

Il satellite percorre il suo lento e inesorabile cerchio attorno alla Terra. Da anni quel agglomerato di silicio, titanio e componenti elettronici invia segnali sul pianeta. Detriti spaziali, comunicazioni, bolidi, una sentinella pronta a captare la seppur minima minaccia.
Improvvisamente i sensori si attivano. Quello che registrano è fuori scala, di gran lunga sopra la media di qualsiasi cosa mai registrata prima.
Nello stesso istante, nelle profondità dell’Olimpo, il macchinario si attiva.



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Capitolo scritto da Paolo Ungheri Narratore (curatore del blog Midnight Corner)





8 commenti:

  1. Risposte
    1. Ecco, inaspettati credo sia la parola migliore... :P

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  2. Mmh... la scena iniziale col potere di Valerie era ottima, e il breve pezzo di Sibir interessante, ma non so se mi piace la deriva aliena finale... forse perchè la faccenda "gli alieni (anzi, i marziani!) hanno piantato il seme della vita sulla Terra" è un po' trita per i miei gusti.
    Magari ho intepretato male io, o sono stato troppo critico, ma per il momento non sono un fan di questo sviluppo.

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    1. Hai ragione, in fondo è una cosa che si è vista sotto parecchi fronti ormai. Però mi piaceva inserire un elemento alieno in tutto il contesto, come spesso accade nelle novel americane.
      Mi auguro almeno che tu abbia gradito il come è scritto, aldilà degli eventi narrati... ;)

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    2. Sul come è scritto nulla da dire, l'ho apprezzato molto (ha proprio il livello di dettaglio e scorrevolezza che mi garba); lo standard di qualità della RR rimane alto. :)
      E in fondo la svolta ci può anche stare, come ho detto non mi entusiasma perchè personalmente l'ho vista già troppe volte, ma non è malvagia di per sè... ;)

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  3. Oh-ho. E adesso che si fa? Urge inventarsi parecchie cose, in fretta. Per inciso, ottimo lavoro e grazie per la pulizia.

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    1. Grazie. Sempre pronto a fare pulizia! :D

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  4. Sto recuperando gli ultimi capitoli, ottimo il modo con cui Valerie ha fatto pulizia! :D
    E dirò, anche se trita, la deriva aliena mi sembra comunque interessante. :)

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